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La Casa de Papel è Beautiful (se aggettivo o quello con Ridge lo decidete voi!)

TEMPO DI LETTURA: ⌚ 9m 55s

La Casa de papel è come quel fidanzatino che tutte almeno una volta nella vita abbiamo avuto.

Quello che ti fa subito invaghire di lui, ti corteggia e lusinga, facendo sfoggio di qualità ineccepibili ti porta pian piano a innomararti di lui e poi una volta che sei bella cotta-cotta SBAM! ti presenta il conto di tutti i suoi difetti, svelati tutti in una volta sola, come una sberlona che ti risveglia dall'intorpedimento. A quel punto non puoi far altro che accusare il colpo e domandarti fino allo sfinimento se ci fossero stati dei segnali sottovalutati che ti avrebbero potuto evitare l'abisso della delusione.
Eh si, forse la produzione spagnola e la presenza di attori de Il Segreto avrebbero dovuto scampanarmi all'impazzata un alert di preavviso, ma io sono voluta andare oltre i banali stereotipi sulla mediocrità iberica lasciandomi sopraffare dalla passione per le serie tv dell'ultimo grido.
Solitamente, però, non guardo telefilm thriller/polizieschi perché non mi riesco mai ad appassionare, ma chi mi ha consigliato La casa di carta ha stuzzicato la mia curiosità definendolo un calibrato mix tra Ocean's Eleven e Prison Break, così non ho potuto resistere.

È stato subito un travolgente colpo di fulmine per una storia fuori dall'ordinario, ricca di colpi di scena e farcita da elementi destinati all'iconicità.

 Un gruppo di 8 delinquenti si prepara e mette a segno un furto nella zecca di stato spagnola sfruttando le abilità criminali di ciascuno. Non viene lasciato al caso alcun dettaglio, dagli ostaggi alla configurazione dell'edificio, è tutto soppesato e calcolato dal deus ex machina del piano, Il Professore, che, come un Dio senza morale, vede e provvede affinchè sia fatta la sua volontà.

Ogni rapinatore ha una particolare storia che caratterizza e dà vita alle proprie peculiarità.

A bucare lo schermo è senza dubbio Tokyo, già voce narrante, sembra uscita da un videogioco giapponese con i suoi lineamenti geometrici e i capelli corvini a caschetto fintamente disordinati. Tra i personaggi maschili, a volersi prepotentemente far ricordare è Berlino, all'apparenza ladro gentiluomo, ma con una retroguardia di fascino da psycho-villain di serie A.

Nota dolente del cast è la poliziotta Raquel. Sarà che l'empatia per i furfanti riesce a sovrastare ogni senso di giustizia, o sarà che fisionomicamente è poco credibile come autorità, sta di fatto che l'ho trovata moscia e poco convincente.
La sceneggiatura, invece, si presenta subito come una bomba: intrecci ben congegnati danno spessore alla storia e tessono i fili di una fitta suspense che si va ad avvolgere ad una scelta di costumi e scenografie ad effetto.
Le tutine rosse accompagnate dall'inquietante maschera di Dalì si configurano l'intelligente marchio di fabbrica, che entra subito di diritto nel colletivo dei costumi cult del piccolo e grande schermo.

Fin qui è l'idillio. 

Non si riesce a credere che una produzione europea possa concepire un prodotto di così alta qualità. Netflix, inoltre, ci mette del suo per alimentare l'aspettativa: divide la serie originale in due stagioni, spezzandola sagacemente proprio all'acme della narrazione, lasciando tutti col fiato sospeso in attesa dell'epilogo.

Epilogo che ci aspettiamo tutti come un fiume in piena, potente e devastante, quello che non mettiamo in conto é, però, la siccità, che, in aguato dietro l'angolo, è pronta a essiccare ogni goccia di speranza.
L'unico modo che ho per accettare il declino qualitativo della serie è pensare ad un impedimento tecnico che si sia vittoriosamente scontrato con la volontà originaria della produzione, ma poichè non conosco i dettagli tecnici della disfatta mi limito a raccontare i fatti.

I rapinatori portano avanti i loro piani all'interno della zecca, mentre al di fuori la Polizia cerca disperatamente di mettere fine al colpo e alla conseguente gogna mediatica che li rende zimbello del mondo intero. Uno scontro tra "bene" e "male" che si identifica nelle figure dell'ispettrice e del professore che unendosi in una (improbabile) storia d'amore confondono e alterano i confini di queste due forze motrici.

Gli scivoloni in tal proposito sono innumerevoli.
Se è vero che questo rapporto catalizza l'attenzione dello spettatore, è pur vero che è poco realistico e appoggiato su delle basi inconsistenti.
Quello che ho notato è che, mentre tutti gli altri rapporti interpersonali, sia tra gli ostaggi, che tra i rapinatori, sono ben scritti, quelli che ruotano intorno alla figura del professore hanno un'incosistenza dettata dal poco approfondimento. Potrei, infatti, giustificare la superficialità del rapporto tra Salvador e Raquel appellandomi al fatto che, per condizioni limitanti, come la tempistica della rapina, che può durare solo pochi giorni, deve necessariamente prendere forma in fretta e furia quindi fare affidamento sull'espediente della passione travolgente, ma un rapporto radicato nel tempo, come quello tra il professore e Berlino, trattato così fugacemente è inammissibile.

Che dire poi dell'altanelante fiducia tra i due amanti? 

Come si può credere che i dubbi sull'identità di quello che a tutti gli effetti è uno sconosciuto vengano fugati da sterili scuse e viceversa un punto saliente della narrazione, come quello che porta la poliziotta a scoprire la vera identità dell'amante quale artefice della rapina a cui sta lavorando, essere stato veicolato da un banalissimo indizio potenzialmente giustificabile per mezzo di convincenti depistaggi?

Ma soprattutto tu Professore, genio indiscusso dell'inganno e della truffa, ad un passo dalla conclusione della rapina, ti arrendi così facilmente senza provare a mettere in piedi giustifucazioni plausibili come hai sempre fatto finora?
 
Personalmente trovo queste scelte di trama poco coerenti con la genialità creativa della prima serie di episodi.

Superato il giro di boa è tutto in discesa verso il baratro. 
La serie si trasforma in una puntata qualsiasi di Domenica Live, con la presenza della macchina della verità a condurre il confronto a carte scoperte tra il professore e l'ispettrice.
Aspettavo con trepidazione il momento in cui il professore avrebbe gettato la maschera con la poliziotta, mille congetture e aspettative alle stelle, ma a parte il modo in cui é successo di cui ho già espresso disappunto, ho trovato anche solo le reazioni delle due parti poco credibili e poco realistiche.

Mi ha perplesso anche la frettolosità con cui è stata chiusa la serie, sono rimasti interrogativi sospesi, come ad esempio la constatazione che effettivamente tutti i rapinatori abbiano ricevuto la propria parte del bottino e così anche gli ostaggi collaborativi a cui era stata tanto promessa una ricompensa, quanto messa in dubbio, e quindi mi aspettavo come minimo un accenno al riguardo.

L'ispettrice era stata indagata per complicità nella rapina quando si é divulgata la notizia che il professore altri non era che il suo compagno fittiziamente chiamato Salvador. Come è riuscita a dimostrare la propria innocenza, considerando anche che l'azione della Polizia è fallita su ogni fronte?
Non ci è dato saperlo, così come non ci è dato sapere che fine abbiano fatto i rapinatori dopo aver messo piede fuori dalla zecca.

Non sono io mossa da una morbosa curiosità, bensì sono tutti interrogativi istigati dalla stessa narrazione, infatti poco prima del "gran" finale era stata attuata l'operazione gabbia che prevedeva la chiusura di ogni punto di accesso della città così da impedire qualsiasi fuga, ma, nonostante questo, come siano riusciti ad aggirare questo ostacolo non viene mostrato.

Il punto più basso, però, si tocca con la scena finale. 
È passato un anno, udite bene "un anno", Raquel scopre dove si trova il professore e vi si reca colta dalla malinconia per quel travolgente amore che ricordiamo essere durato la bellezza di "cinque giorni"
Lo scenario cozza terribilmente con gli ambienti a cui finora siamo stati abituati, siamo in una località turistica sul mare e la poliziotta in cerca di un caricabatteria si avvicina ad un chiosco-bar e incontra nuovamente il suo amato che la accoglie con la stessa battuta con cui si erano conosciuti.
Una scena che sulla carta potrebbe anche funzionare ma che una volta girata risulta patetica, non so se è per la scarsa prestanza fisica di entrambi, che ridicolizza un po' questa battuta romantica alla George Clooney tempi d'oro, o se è per il loro modo di recitare un po' troppo teatrale, sta di fatto che sembrava la scena di punta di una soap opera.
Ed ecco che i campanelli d'allarme iniziali non avevano tutti i torti e se li avessi ascoltati avrei evitato questo cuore spezzato, ma alla fine, proprio come per quel fidanzatino, non mi pento di nulla perchè ho goduto di emozioni forti finchè è stato in grado di fornirne. Sono sicura che, come si rimarginano le ferite d'amore, col tempo sarò in grado di metabolizzare i difetti e guardare indietro con meno rancore per poter sorridere al ricordo di qualcosa che ha lasciato il segno ma che sicuramente non è stato perfetto.

Cosa ne pensate de La casa di carta? Top o Flop? Potete sciogliere i miei dubbi o ne avete di vostri?
  1. Non avrei saputo dirlo meglio, post fantastico e sono molto d'accordo con te ;-) Cheers!

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    1. Grazie mille!!! :D
      Son contenta che la pensiamo uguale! :)

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  2. Peraltro mi sembra anche una scopiazzatura da Le Iene di Tarantino, dove c'era un boss dietro le quinte che reclutava gente sconosciuta affibbiando loro nomi in codice (colori, in questo caso). Bah.
    Se la seconda parte rovina tutto, amplificando dettagli surreali sulle questioni interpersonali, per me è FLOPPISSIMO.

    Moz-

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    1. Sì esatto, c'è questo richiamo tarantiniano ma solo limitato a questo aspetto (purtroppo!).
      Effettivamente la seconda parte fa perdere un sacco di punti a sta serie che aveva del potenziale. Non è proprio da buttare però sarebbe potuta essere memorabile. Peccato!

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  3. No, ma io ero sicuro di aver lasciato un lungo commento D: noooooo!
    Dicevo più o meno che, c'è una piccola parte di me che, nonostante le recensioni non proprio positive, vorrebbe vederla magari in un periodo di magra da serie tv, anche se non so quando arriverà questa magra :D

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    1. No ma guarda anche se sono stata un po' disfattista merita comunque di essere vista!
      Ti auguro che il periodo di magra arrivi al più presto! :)

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  4. Ho letto poco perché non ho visto...ma già leggere Beautiful e Il Segreto mi fa propendere che forse non vedrò mai..

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    1. Ma no le mie erano decisamente provocazioni. Il prodotto non è di così pessima qualità come può essere una soap, solo che ha un potenziale così elevato che è stato svilito sul finale da una dinamica che stride un po' con la qualità iniziale!
      La visione la merita!

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  5. Un articolo ad alto contenuto spoiler :P Non conoscevo questa serie e ... non sembra il mio genere, odio quando degenerano e iniziano a far vedere assurdità.

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    1. Ahahah sì esatto, un po' come tutti i miei post! XD
      Odio anche io quando mandano tutto in caciara! È un peccato perchè prometteva bene all'inizio! :)

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